A Piovera per vivere la GMG di Rio de Janeiro
La S. Messa presieduta da Mons. Catella

domenica 28 luglio 2013



La GMG è alle porte: omelia di mons. Alceste Catella

lunedì 25 luglio 2011

Omelia di mons. Alceste Catella al termine della giornata di ritrovo e festa dei giovani iscritti a Madrid delle Diocesi di Casale Monferrato, Alessandria e Asti.



Giovani da tutto il Piemonte al Santuario Mariano della Diocesi di Biella per la 23ª GMG

giovedì 24 luglio 2008

OROPA – Due oceani non sono un ostacolo per Cristo. E neppure per i giovani (più di 600) che nel fine settimana hanno invaso Oropa per vivere la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù in collegamento con Sidney. Zaino in spalle e tanta voglia di partecipare; arrivano così i giovani al Santuario. Per i casalesi in più c’è anche l’attesa per conoscere il nuovo Vescovo, Mons. Alceste Catella; quasi in 60 hanno risposto al suo invito a partecipare, diffuso nei giorni scorsi. Si ha fin da subito la sensazione di star vivendo una Gmg in piccolo: delegazioni di diverse Diocesi del Piemonte (Alessandria, Alba, Asti, Biella, Casale, Novara, Pinerolo, Saluzzo, Susa, Torino), gruppi provenienti da altre regioni, giovani stranieri in Italia per studio e per vacanza, alcuni Vescovi (oltre a Mons. Catella, Mons. Mana di Biella, Mons. Dho di Alba, Mons. Ravinale di Asti e Mons. Badini Confalonieri di Susa)… L’incontro inizia con l’accoglienza nel Prato delle Oche da parte di don Michele Berchi, rettore del Santuario, e di padre Fabio De Lorenzo, responsabile della pastorale giovanile di Biella. Poi una lunga processione si snoda verso la Basilica Antica; qui, baciata la soglia, i giovani sfilano davanti alla Madonna Bruna deponendo ai suoi piedi un’intenzione di preghiera. Sulle gradinate della Basilica Superiore il benvenuto di Mons. Gabriele Mana: «Vi hanno spiegato che sulla soglia della Basilica Antica c’è scritto “Quanto è felice colui che è visto dai tuoi occhi” e questo quasi ci invita ad essere silenziosi e ad abbassare gli occhi perché quelli di Maria sono occhi che ci bucano. Voglio dirvi che Oropa è casa. È casa mia perché qui c’è mia Madre. Oropa è casa vostra, perché qui c’è vostra Madre. E dove c’è la Madre si è al sicuro, si è custoditi, si è attesi. Benvenuti amati giovani». Si aprono i portoni della Basilica Superiore; all’interno il maxischermo per seguire in diretta da Sidney la Veglia presieduta da Papa Benedetto XVI. Nel suo discorso, incentrato sullo Spirito Santo, il Papa richiama tre “intuizioni” di S. Agostino per dire ai giovani: «Fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!». Dopo il pranzo al sacco, spazio ai laboratori per approfondire i doni dello Spirito Santo, con riflessioni guidate sulla vita spirituale, sulla Parola, sulla missione, sul servizio, sulla disabilità. Dopo la cena, inizia la lunga notte. Il piazzale della Basilica Superiore ospita lo spettacolo “Missioni is possible” con canti, danze, testimonianze. Poi si scende nel Chiostro Antico; qui sono ospitati i “bournel”, luoghi di meditazione, di preghiera, di confronto. Alle 2 della notte inizia la diretta della Messa celebrata dal Papa nell’ippodromo di Randwick, nel corso della quale 24 giovani (12 australiani e 12 rappresentanti di altre nazioni) ricevono il sacramento della Confermazione. Nella sua omelia, Benedetto XVI ritorna sul tema della Gmg (“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”) e, rivolto ai giovani, dice: «Cari amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era, messaggeri del suo amore, capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. Il mondo ha bisogno di questo rinnovamento! Anche la Chiesa ha bisogno di questo rinnovamento! Ha bisogno della vostra fede, del vostro idealismo e della vostra generosità, così da poter essere sempre giovane nello Spirito». Sono passate le 5 quando gli ultimi si infilano nel sacco a pelo per il meritato riposo. Le ore di sonno sono poche ma alle 8.30 inizia la giornata di domenica. Recita delle lodi e poi ampio spazio libero fino alle 11.30 quando nella Basilica Nuova inizia la Messa conclusiva concelebrata dai vescovi Mons. Mana, Mons. Catella, Mons. Badini Confalonieri e Mons. Versaldi di Alessandria. Nella processione iniziale viene portata anche un’immagine del Beato Pier Giorgio Frassati le cui reliquie, trasferite in Australia per la Giornata Mondiale della Gioventù, saranno esposte nei prossimi giorni proprio ad Oropa. È ancora Mons. Mana, nella sua omelia, a rinnovare la fiducia verso i giovani, radunati tutti intorno all’altare: «Vi ho visti in questi giorni. Ho visto come avete partecipato con gioia ed entusiasmo, ma anche con raccoglimento e silenzio. Grazie. Ieri in un’intervista televisiva ho detto: “Basta parlar male di queste giovani generazioni”». L’assemblea si scioglie. C’è ancora il tempo per scattare una foto con il nostro Vescovo e salutarlo. Scendiamo giù nel Chiostro Antico per il pranzo. Inizia a piovere e qualcuno inizia a lasciare Oropa; lo zaino in spalle forse sarà un po’ più pesante perché si è arricchito di entusiasmo, gioia e anche un po’ di fatica. L’appuntamento è per Madrid nel 2011 per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Ci saremo. In tanti.

(Alberto Baviera , "La Vita Casalese" di giovedì 24 luglio 2008)

GMG PIEMONTESE AD OROPA
Con il Papa preghiamo per una rinnovata Pentecoste

giovedì 10 luglio 2008

Grazie al nostro giornale diocesano, desidero far giungere un breve messaggio ai giovani della nostra amata terra. Dal 18 al 20 luglio si svolgerà a Sidney la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù. A questo appuntamento sarà presente il papa Benedetto XVI; egli ha indicato il “tema” per la Giornata Mondiale riassumendolo in una frase tratta dal libro degli “Atti degli Apostoli”: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni». Non è certamente facile raggiungere Sidney; è però possibile vivere la medesima esperienza che là si svolgerà accogliendo l’invito che i Vescovi piemontesi rivolgono a tutti i giovani: venite al Santuario di Oropa nei giorni 19 e 20 luglio! E’ un invito che desidero rivolgervi personalmente, carissimi giovani della diocesi di Casale e mi auguro di avere la gioia di incontrarvi numerosi lassù insieme a tanti altri vostri coetanei delle diverse diocesi piemontesi. Quando ho inviato il mio primo saluto alla diocesi casalese, mi sono rivolto a voi così: «A voi giovani, che cosa dire? Troviamoci, incontriamoci, conosciamoci ed insieme confrontiamo i diversi “progetti di vita”; vorrei essere capace con la parola e con la testimonianza di farvi innamorare di Cristo e del suo “progetto di vita”… Aiutatemi in questo compito». Carissimi, non potrebbe essere proprio questa l’occasione per un nostro primo incontro? Per un nostro primo conoscerci? Per insieme pensare e mettere in comune le nostre riflessioni? Intanto, permettete di offrirvi un primo spunto di riflessione, quasi in preparazione all’incontro di Oropa. Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale il papa Benedetto XVI dice: «Molti giovani guardano alla loro vita con apprensione e si pongono tanti interrogativi circa il loro futuro. Essi si chiedono preoccupati: Come inserirsi in un mondo segnato da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze? Come reagire all’egoismo ed alla violenza che talora sembrano prevalere? Come dare senso pieno alla vita? Come contribuire perché i frutti dello Spirito, “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé”, inondino questo mondo ferito e fragile, il mondo dei giovani anzitutto?». Per approfondire questi interrogativi, vi invito a riandare con la vostra mente a quel memorabile giorno che fu la Pentecoste, quando “nacque” la comunità cristiana e fu dato il dono di quello Spirito che è capace di “donare forza” e di “renderci testimoni”, umili e franchi. Ci soffermiamo sul capitolo secondo del Libro degli Atti degli Apostoli che contiene la narrazione dell’evento della Pentecoste. Il capitolo inizia ricordando che la Pentecoste (ovvero la Cinquantina pasquale) stava per finire e tutti i membri della comunità si trovavano insieme nello stesso luogo. Questa prima riga mi sembra estremamente importante perché è come una prima fotografia dell’essere e del dover essere di quella realtà che sta sorgendo, che sta nascendo e che si chiama appunto “Chiesa”. Che cosa vuol dire Chiesa? Chiesa vuol proprio dire “assemblea”, vuol proprio dire “gente convocata e radunata insieme nello stesso luogo”. Ci sono poi alcuni elementi, alcuni tratti tipici di quella realtà nuova che là nel Cenacolo sta nascendo.
Gli elementi sono:
- la convocazione, la chiamata, l’invito, la proposta da parte di Dio, Dio che chiama attraverso i mezzi umani; c’è l’iniziativa che parte da lui, dal suo amore;
- poi, ecco il secondo elemento: porsi in situazione di “ascolto”; l’ascolto che diventa decisione, impegno ad uscire dal proprio isolamento per incontrare Dio ed i fratelli; sì, chiamata da parte di Dio e risposta che comporta la decisione di abbandonare ogni autosufficienza per costruire concretamente la “comunità”, là e quando e come viene da Dio indicato.
Il terzo elemento è l’annuncio della Parola da accogliere, da fare nostra, da mettere in pratica nella vita quotidiana. Infine, ecco il quarto elemento: la celebrazione del sacrificio. L’alleanza è stipulata, è “firmata” nel sangue del sacrificio.

Dunque, nasce un popolo che si “impegna”; nel Cenacolo nasce un popolo che non può più “stare al chiuso”: le porte si spalancano, la Parola comincia ad essere annunciata! E qual è il “contenuto” dell’annuncio? Nessuna dottrina astratta, nessuna teoria; il “contenuto” è una persona, è Gesù. E qual è la risposta? La risposta è il cuore che si commuove, ed è una vita che si pone una domanda: “Che cosa dobbiamo fare”? Coloro che accolsero la Parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone”. La Chiesa comincia ad esserci là dove uno testimonia, annuncia la Pasqua del Signore. La Chiesa è là dove è annunziata, celebrata, resa presente la Pasqua del Signore. La Chiesa non nasce per essere vittoriosa, per farcela sempre, per essere una realtà che stravince. E’ fatta per essere seme, per essere granello di senapa, per essere lievito, per essere sale, ecc., per essere “nomade”. Vorrei ricordare che questa spiritualità è talmente caratteristica della Chiesa che le prime comunità cristiane si definivano e si sentivano “ospiti e pellegrini”. I cristiani sono nel mondo, ma non sono del mondo e questo non vuol dire disprezzo, disimpegno, disamore, disinteresse per la vicenda del mondo, del tempo, dello spazio, delle persone, delle relazioni: vuol dire non ritenersene “proprietari”, ma “affidatari”; destinatari di un dono del quale siamo chiamati a rendere conto…. Si tratta di amare e di servire: questo rende “credibile” la Chiesa; questo fa sì che essa “goda la simpatia di tutto il popolo…”.
Carissimi giovani, vi confido che far parte di una comunità come la Chiesa, che ha questi tratti e questi compiti mi interessa e vedo in essa uno stile che diventa concreta proposta di vita e, dunque, affidabile sentiero da percorrere per dare risposte ai nostri più urgenti interrogativi.
Vi ricordo con affetto ed attendo di incontrarvi; accogliete il saluto da parte del vostro vescovo

+ Alceste Catella

Biella, 4 luglio 2008 – Memoria del Beato Pier Giorgio Frassati
("La Vita Casalese" di giovedì 10 luglio 2008)

 
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