NASCONO 14 UNITÁ PASTORALI
A settembre l’inizio con le aggregazioni e le nomine dei moderatori

giovedì 1 luglio 2010

da La Vita Casalese del 1 luglio 2010

Saranno 14 le Unità Pastorali che prenderanno il via in autunno con il decreto Vescovile che il Vescovo sta per promulgare. La più popolosa sarà quella di Casale 1, con 18.402 abitanti, la più esigua la n. 9 di Pontestura con 3.325 abitanti. Il totale, secondo i dati comunicati dalla Curia, dà alla diocesi 105.262 abitanti.
È stato un intenso periodo di preparazione, durato un anno e mezzo, dal decreto del 25 gennaio 2009 e che giunge a termine dopo attente consultazioni in tutte le parrocchie e in tutti i nove Vicariati cui sono sempre intervenuti il Vescovo e don Giampio Devasini, Vicario Episcopale per la Pastorale, con l’incarico della conduzione del progetto delle Unità Pastorali.
Le Parrocchie, che erano 148 fino alla revisione attuata con il nuovo concordato del 1984 che le portò a 115 sono ripartite in 70 comuni.
Le Unità Pastorali saranno composte dalle Parrocchie di cui sono costituite che conservano la personalità giuridica, il parroco e i consigli pastorale e degli affari economici ma avranno il coordinamento di un Moderatore. Potranno se necessario unificare i Consigli Pastorali Parrocchiali.
Le Unità Pastorali sono costituite “ad experimentum” per cinque anni e anche i Moderatori saranno nominati per la stessa durata. Contestualmente, i nove Vicariati attuali sono sciolti e il loro ruolo sarà svolto dalle Unità Pastorali.
Con l’avvio delle Unità Pastorali ci saranno alcuni trasferimenti di parroci per equilibrare la presenza di sacerdoti con particolari ruoli (giovani, famiglie, anziani, vocazioni) nelle varie zone.
Molti sacerdoti hanno già espresso al Vescovo la disponibilità ad accettare la richiesta di trasferimento.
Scopo della costituzione delle Unità Pastorali è di dare la piena attuazione del ruolo dei laici nella pastorale, sempre riservando al sacerdote la guida spirituale e la specificità del ruolo sacramentale, in modo da valorizzare tutta la ricchezza dei fedeli facendoli crescere nella responsabilità pastorale e riducendo progressivamente l’abitudine alla “delega” che finiva di accentrare tutto al sacerdote.
L’annuncio è stato dato dal nostro Vescovo Mons. Alceste Catella sabato mattina a Crea nel corso della riunione congiunta dei due Consigli Diocesani, quello Presbiterale e quello Pastorale, con una dettagliata e appassionata relazione. Erano presenti circa sessanta operatori, che sono intervenuti per manifestare la piena collaborazione alla realizzazione del progetto e indicando le speranze per una rinnovata stagione di evangelizzazione e maturità cristiana.

p.b.

UP 1 (18.402)
Addolorata (3.718), Assunzione di Maria Vergine (2.883), Cuore Immacolato di Maria (3.144), S. Domenico (2.251), S. Evasio (4.159), S. Ilario (1.450), S. Stefano (797).

UP 2 (12.743)
S. Cuore di Gesù (6.121), S. Germano di Casale Monferrato (1.514), SS. Maria e Carlo (2.431), Spirito Santo (2.677).

UP 3 (8.090)
Balzola (1.452), Morano sul Po (1.522), Popolo di Casale Monferrato (2.578), Terranova di Casale Monferrato (664), Villanova Monferrato (1.874).

UP 4 (5.256)
Bozzole (331), Frassineto Po (1.465), S. Maria del Tempio di Casale Monferrato (928), Ticineto (1438), Valmacca.e. Rivalba (1.094).

UP 5 (5.560)
Borgo S. Martino (1.430), Giarole (712), Mirabello Monferrato (1.395), Occimiano (1.387), Pomaro Monferrato (406), Villabella di Valenza (230).

UP 6 (8.202)
Camagna Monferrato (534), Castelletto Monferrato (1.582), Cuccaro Monferrato (359), Lu (1.196), San Salvatore Monferrato e Fosseto (4.531).

UP 7 (6.396)
Altavilla Monferrato e Franchini (515), Casorzo (670), Conzano e S. Maurizio (1.019), Frassinello Monferrato (570), Fubine (1.694), Olivola (135), Ottiglio (700), Vignale Monferrato (1.093).

UP 8 (6.992)
Cella Monte (537), Ozzano Monferrato (1.537), Roncaglia di Casale Monferrato (373), Rosignano Monferrato, S. Martino e Stevani (1.699), Sala Monferrato (404), S. Giorgio Monferrato (1.297), Terruggia (871), Treville (274).

UP 9 (3.325)
Camino e Castel S. Pietro (790), Coniolo (469), Pontestura e Quarti (1.479), Rolasco-Torcello (349), Solonghello (238).

UP 10 (5.342)
Cerrina, Montaldo e Montalero, (1.591), Gabiano, Cantavenna e Varengo (1238), Mombello Monferrato, Casalino e Pozzengo (1.395), Moncestino (242), Odalengo Grande (527), Villamiroglio e Vallegioliti (349).

UP 11 (6.442)
Castelletto Merli e Guazzolo (494), Cereseto (470), Grazzano Badoglio (642), Moncalvo (3314), Penango e Cioccaro (534), Ponzano Monferrato Salabue (385), Serralunga di Crea (603).

UP 12 (5.735)
Alfiano Natta, Cardona e Sanico (783), Calliano e S. Desiderio (1.478), Grana (630), Montemagno (1.126), Odalengo Piccolo (262), Tonco (932), Villadeati e Zanco (524).

UP 13 (5.816)
Cocconato (1.620), Montiglio Monferrato, Colcavagno, S. Anna, Carboneri, Scandeluzza (1.738), Moransengo (214), Murisengo, S. Candido di Murisengo, Sorina (1.513), Robella Cortiglione di Robella (519), Tonengo (212).

UP 14 (6.981)
Brozolo (490), Brusasco e Marcorengo (1.712), Cavagnolo (2.404), Monteu da Po (895), Verrua Savoia e Sulpiano (1.480).

DIOCESI: UNIAMO LE FORZE
L’appello del Vescovo per le Unità Pastorali

giovedì 17 giugno 2010

da www.vitacasalese.it

Carissimi diocesani,

desidero fare giungere a tutti questa lettera per aprirvi il mio cuore e condividere con voi le mie riflessioni; riflessioni che sono quelle di un padre che guarda con realismo -senza pessimismo alcuno- la situazione della nostra amata diocesi; un padre che ha di mira la ricerca del vero bene di tutti e chiede da tutti collaborazione sincera e corresponsabile. Dopo avere lungamente pensato, pregato, ascoltato, ritengo opportuno che con il prossimo anno pastorale abbia ad iniziare la realtà delle Unità Pastorali. Tale scelta implica una “conversione” della mente, del cuore, del modo di progettare e realizzare la vita pastorale da parte di tutti: sacerdoti e fedeli. Si tratta di passare -gradualmente ma decisamente- da un modo un po’ “individualista” di intendere la vita delle nostre comunità ad un modo più “comunionale”; un modo che vede unite più comunità a formare una Unità in cui sacerdoti e laici assumono -insieme- il loro servizio responsabile e corresponsabile. Come ben sappiamo uno dei problemi che qualche volta ci preoccupano è quello del numero ridotto di sacerdoti e questo ci impegna -dapprima- a pregare per le vocazioni e ad educare ad una esistenza umana e cristiana intesa come “vocazione”, come apertura al servizio e alla donazione- ancor di più ad “unire le forze” ed impegna i laici a entrare in questa mentalità per poter essere disponibili alla collaborazione. Questa situazione e la nuova struttura del territorio diocesano implica -necessariamente- una certa ridistribuzione del clero e qualche trasferimento soprattutto allo scopo di assicurare (nei limiti del possibile) una presenza più razionale nelle Unità Pastorali onde consolidare il lavoro “in rete” fra le diverse parrocchie. Desidero fin da ora ringraziare i sacerdoti per la loro dichiarata disponibilità a perseguire il “bene comune” (e per questa via il loro vero personale bene) e sento urgente la necessità di chiedere -con il cuore del Padre e con l’autorità del Pastore- a quelle comunità il cui parroco sarà chiamato a lasciare per assumere nuovi incarichi, di voler davvero bene ai vostri sacerdoti: non rendendo loro difficile l’adempimento della volontà di Dio, accogliendo con apertura di cuore chi verrà fra voi, riprendendo con lena un cammino pastorale che deve trovarci tutti impegnati. Ci poniamo in preghiera, invochiamo la protezione della Beata Vergine Regina di Crea e del Patrono Sant’Evasio, mentre invoco la benedizione di Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo.

+ Alceste Catella, vescovo

INTERVISTA AL VESCOVO CATELLA
Unità pastorali, formazioni di giovani, delega a volontari e nonni...

giovedì 3 settembre 2009


CASALE (g.b.) – In una bella giornata di sole, un anno fa, era il 7 settembre del 2008, il 37° Vescovo eletto alla cattedra di sant’Evasio, entrava nella sua nuova sede episcopale di Casale Monferrato, accompagnato dall’Arcivescovo padre Enrico Masseroni di Vercelli e dal Vescovo di Biella mons. Gabriele Mana. A dare il benvenuto al nuovo Pastore di anime, tutte le massime autorità della Provincia e della Città; e con loro migliaia di fedeli. Di quella nomina, attesa dopo la dolorosa dipartita di mons. Germano Zaccheo, mancato ai piedi della Madonna di Fatima, avevamo avuta notizia dalla Nunziatura Apostolica della Santa Sede, il 15 maggio, quando mons. Giuseppe Bertello scriveva all’Amministratore Diocesano mons. Antonio Gennaro: “ Il Santo Padre, ha nominato Vescovo di Casale il rev. mons. Alceste Catella, finora Vicario Generale della Diocesi di Biella”.
Il nostro Vescovo l’abbiamo conosciuto, apprezzato e subito amato. Il suo curriculum vitae, ci ha detto che era nato a Tavigliano, piccolo centro biellese, il 5 maggio 1942, poi diventato presbitero il 26 giugno 1966. Dottore in Liturgia e in Teologia, visto più volte (attraverso l’Oftal) al santuario di Oropa dov’era Rettore.
E’ passato un anno. Il Vescovo Catella è con noi, tra noi, uno di noi. Un anno fa all’arrivo, dopo i saluti del Prefetto, del Presidente della Provincia e del Sindaco, aveva ringraziato tutti “Per la gioiosa e festosa accoglienza”, aggiungendo “Desidero incontrarvi presto, ascoltarvi. Aprite il vostro cuore, io vi aprirò il mio”. In questo tempo ci ha indicato la strada, ci ha invitati a camminare con lui, ad essere Chiesa e famiglia di Dio.
Lo abbiamo incontrato in Vescovado, proponendogli un’intervista subito amabilmente accettata, per sapere da lui le sue sensazioni, i suoi progetti, le sue speranze.
- Eccellenza, da quel 7 settembre, è passato un anno. Ormai conosce tutto dei suoi preti, dei suoi parroci, delle sue chiese, dei suoi diaconi, dei suoi fedeli. Vuole farci il punto della situazione? E’ questa la “Chiesa” che Lei voleva? 
- Con l’aiuto del Signore e con la benevola accoglienza di tanti, ho avuto la gioia di conoscere e di visitare tante realtà locali. Ho fatto la visita pastorale nella Vicaria di San Salvatore Monferrato e sono stato in tutte le parrocchie di quella Vicaria. Così ho incontrato le autorità civili, i gruppi pastorali, i miei sacerdoti, i diaconi e ne ho ricavato l’immagine di una realtà viva e impegnata sia sul versante civile che su quello religioso. Sono stato in sessantacinque parrocchie, per la celebrazione delle cresime o per altre occasioni. Ho incontrato uno ad uno i miei carissimi sacerdoti, sia personalmente che in momenti formativi. Mi chiedi se è questa la Chiesa che volevo. Ti rispondo così: quando uno si sposa è perché ama la sua sposa. Certamente può trovare qualche piccolo difetto ma l’amore fa superare tutto. Questa quindi è la Chiesa che io amo e che, il Signore, ha voluto per me.
 - A proposito di presbiteri… sono pochi e mancano i ricambi. Certi parroci ultrasettantenni, continuano ad essere in servizio permanente. Per loro non arriva mai il collocamento a riposo. Penso a don Giuseppe Ferrando per sessant’anni parroco di Cerrina, e delle quattro frazioni. Lui per giunta era anche responsabile del mensile La Grande Famiglia ed aveva anche scritto diversi libri. Che ne pensa?
- Voglio esprimere il mio affetto e la mia riconoscenza ai miei sacerdoti. Ognuno fa più di quanto umanamente sarebbe possibile. Proprio per fare in modo di meglio utilizzare il numero ridotto di sacerdoti, sto pensando alle “unità pastorali”, quale strumento per meglio servire il popolo di Dio.
- Mancano le vocazioni, sia maschili che femminili. Cosa si può fare… oltre a pregare?
- Il problema delle vocazioni è da collocarsi nel più ampio spazio dell’educazione. Dobbiamo impegnarci tutti: famiglie, associazioni, parrocchie, scuola ad educare i nostri giovani.
- Volontariato e cattolici impegnati al servizio della chiesa locale, con qualche diacono. Ma come il popolo di Dio può diventare protagonista?
- Credo sia opportuno riscoprire quello che il Concilio ha richiamato: la vera natura della Chiesa ci impegna, in forza del battesimo, ad essere tutti più responsabili. Noi sacerdoti dobbiamo avere ben presente questo e non stancarci di proporre e di formare. Certo sarà necessario pensare ad una formazione seria per avere collaboratori laici, davvero corresponsabili.
- Che rapporti ha il Vescovo con la società civile?
- Fin dal primo momento, da quando si è avuta notizia della mia nomina a Vescovo della Diocesi di Casale Monferrato, ho incontrato gli amministratori ed ricevuto lettere benevole da tutti i Sindaci del territorio. In dicembre sono stato in Consiglio Comunale, dove ho espresso – in piena libertà – il mio pensiero e la sincera volontà di dare e avere piena collaborazione. Tante sono state le occasioni di incontro con gli amministratori e ho trovato collaborazione e cordialità.
- Quale approccio con i genitori e la scuola? La formazione dei giovani a chi è affidata?
- Il tema dell’educazione, specialmente oggi, è una sfida che deve diventare una passione che tutti coinvolge. Ecco perché il piano pastorale 2009-2010 contiene suggerimenti su questi temi specifici. Dunque tutti dobbiamo collaborare.
- Eccellenza lei è ottimista, in questo momento storico, dove tanti valori, sembrano messi in un angolo per lasciare posto al dio quattrino?
- Io sono e resto ottimista, nonostante tutto, perché vedo e conosco persone e realtà, che «non fanno rumore e notizia» ma che continuano a lavorare secondo coscienza e in linea con ottimi valori. Questo tiene in piedi il mondo.
- Parliamo di oratori. Un tempo fucina di preparazione alla vita e aiuto alle famiglie che lavoravano. Oggi senza preti, si può delegare la conduzione dell’oratorio, ad un nonno, o ad un volontario?
- Nel periodo estivo ho avuto modo di visitare diversi centri estivi che sono un eccellente servizio fatto ai nostri ragazzi e alle loro famiglie. L’oratorio deve tornare punto di vera preparazione alla vita. E anche qui l’appello è per i laici, per i genitori, per i nonni, per i volontari, affinché si lascino coinvolgere in questa bella avventura educativa.
- Genitori che lavorano… e allora quale compito si lascia ai nonni? Ne ha parlato Benedetto XVI da Les Combes, sul finire di questa calda estate, il 26 luglio.
- Mi ha colpito l’accenno che il Papa ha fatto ai nonni e lo condivido pianamente. I nonni possono trasmettere patrimoni che vengono dal passato e da loro, i giovani, li accettano volentieri. Anche nella chiesa occorre fare spazio ai nonni e tenere conto della loro saggezza. 
- Quale messaggio vuol lasciare il Vescovo, ai nostri lettori?
- Ringrazio innanzi tutto per questa opportunità di parlare con i nostri lettori. Voglio anche chiedere che si legga “La Vita Casalese”, perché essa porta nelle case il pensiero cristiano ed un modo corretto di valutare i problemi, anche alla luce degli insegnamenti della Chiesa. Si legga anche La Grande Famiglia che è uno strumento pastorale che io apprezzo molto. Il messaggio è quello bene-augurante perché nelle famiglie e nelle comunità ci sia serenità, gioia, collaborazione ed impegno.
Eccellenza, grazie.
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(© "La Vita Casalese" di giovedì 3 settembre 2009)

I LAICI E LE UNITA' PASTORALI - Intervento del Vescovo Catella all'incontro di sabato in Seminario

giovedì 9 aprile 2009

“Questo incontro è stato per me un momento di grande impegno e nello stesso tempo di grande gioia e di ciò ringrazio tutti voi” : con queste parole Mons. Vescovo ha concluso sabato scorso la riunione del Consiglio Pastorale diocesano, che aveva all’ordine del giorno l’approfondimento su cosa significhi essere laico cristiano oggi, nella nostra diocesi. Una sessione del CPD davvero ricchissima di spunti, di interventi di spessore, di indicazioni preziose che potranno trovare fin dai prossimi mesi concreta applicazione nella vita della Chiesa diocesana; un incontro vissuto nella linea di continuità con i precedenti di dicembre e gennaio dedicati al tema della “cittadinanza”. La Segreteria del Consiglio Pastorale Diocesano, su indicazione del Vescovo, elaborerà quanto prima un resoconto dell’incontro di sabato scorso, che possa fungere da verbale ma anche da guida ed indice non solo degli argomenti trattati ma delle proposizione che dovranno trovare adeguata applicazione pratica nel futuro della Chiesa casalese. Da tutti gli interventi, circa una quindicina, è emersa chiara la necessità che il fedele laico – nelle parrocchie, così come nei livelli vicariali e diocesano - assuma un ruolo sempre più pregnante e di consapevolezza del suo essere, come cristiano, partecipe ugualmente della città di Dio e di quella dell’uomo. Ciò significa saper assumere precise responsabilità, uscire dalle sacrestie, immergersi nella realtà umana e sociale che ci circonda con una volontà “missionaria” e nel contempo di corresponsabilità ministeriale verso il popolo di Dio. Una condizione di corresponsabilità che significa non vi deve essere netta distinzione tra chi elabora e chi esegue, ma che occorre capire come tutti insieme –religiosi e laici- siamo chiamati a realizzare le opere del Signore. Al di là delle esigenze organizzative –che potranno determinare una riorganizzazione della struttura diocesana, anche attraverso la realizzazione delle Unità Pastorali– si ritiene utile per la Chiesa locale, come tutti hanno sottolineato, che i laici assumano un ruolo sempre più determinato ed incisivo in quegli ambiti non di stretta pertinenza sacerdotale, aiutati in ciò da una adeguata formazione cristiana, dove “educare” significa innanzi tutto “accompagnare”. Una comunità che voglia crescere insieme – sacerdoti e laici uniti nel Signore– deve saper maturare il dono di grazia dell’accoglienza e del fare insieme.

(c.c. - © "La Vita Casalese" di giovedì 9 aprile 2009)

Il pensiero di mons. Alceste Catella sulle "Unità Pastorali"

lunedì 16 febbraio 2009

IL VESCOVO VARA LE UNITÁ PASTORALI

venerdì 13 febbraio 2009

I sacerdoti sono sempre di meno e sempre più anziani. In diocesi già da tempo ci sono parroci che si occupano anche di 3, 4 o 5 comunità. Ora però il neo vescovo Alceste Catella ha deciso di affrontare il problema con una ristrutturazione radicale dell’azione pastorale. Lo strumento scelto è quello delle «unità pastorali». Cioè un insieme di più parrocchie nelle quali, con il coordinamento di un sacerdote «moderatore», altri preti, diaconi, religiosi e religiose e laici impegnati saranno «a servizio di tutti, vale a dire della gente che abita nel territorio». Dice il vescovo: «Le unità pastorali non sono una “grande parrocchia” che assorbe le piccole comunità, ma sarà una vera risposta ai problemi concreti della gente».
I sacerdoti che adesso agiscono nelle singole parrocchie non saranno tenuti a trasferirsi in un’unica abitazione e a fare vita comunitaria, ma «a trovare e incentivare momenti comuni di preghiera, incontro, programmazione».
Per arrivare alla nuova struttura diocesana il vescovo ha nominato un’équipe formata da venti sacerdoti e presieduta da don Giampio Devasini. Sono già fissate le prime tre riunioni: 9 marzo, 20 aprile e 1 giugno. «I tempi di realizzazione - spiega don Paolo Busto, responsabile delle comunicazioni sociali della diocesi - sono di circa un anno per la fase costituente; di due anni per la messa a punto dei criteri operativi e per chiarire bene “chi fa, che cosa fa e come lo fa”; di cinque anni per la fase in cui si renderanno operativi gli animatori di comunità, si darà a tutti i laici l’opportunità di essere effettivamente responsabili dei vari servizi e si attiverà il Consiglio di unità pastorale per studiare temi e problemi, indicare linee di azione».
La creazione delle unità pastorali sarà sancita al termine di un percorso di confronto che si concluderà con un’assemblea diocesana.

(Mauro Facciolo - © "La Stampa")

PARROCCHIE IN "RETE". Coraggiosa decisione del Vescovo Catella con le Unità Pastorali.

giovedì 12 febbraio 2009

CASALE – La notizia è senz’altro importante, Con un decreto del 25 gennaio, data storica del cinquantenario del primo annuncio del Concilio Vaticano II, il nostro Vescovo ha istituito la Equipe Diocesana per le Unità Pastorali. Questo nuovo organismo sarà presieduto da don Giampio Devasini, nominato Delegato Vescovile per la Pastorale. Compongono l’equipe in tutto venti persone: oltre a don Devasini i cinque referenti delle Aree Pastorali, i nove Vicari Foranei, i Delegati Vescovili: per il Clero can. Mario Acuto e per i Beni Culturali, don Renato Dalla Costa, e don Carlo Baudino Direttore dell’Ufficio catechistico, don Marco Pivetta responsabile per la pastorale giovanile e scolastica e don Giorgio Bertola responsabile dell’Ufficio Missionario. Successivamente, sarà integrata dai Presbiteri Moderatori.
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Cosa sono le unità Pastorali?
Ce lo spiega lo stesso Mons. Alceste Catella: “Sono più Parrocchie, chiamate dal Vescovo a costruire insieme un’efficace comunità missionaria che operi su un determinato territorio”.
Si tratta allora di più parrocchie e di tutte le altre presenze ecclesiali sul territorio quali sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici, movimenti, associazioni e gruppi che collaborano continuando ciascuna a rimanere tale. Nessuna è soppressa, ma ognuna sarà valorizzata proprio in forza della ricchezza che viene dalla diversità di storia e di vita che proviene da ognuna. L’operatività dell’Unità Pastorale avverrà sotto la guida di una Equipe presieduta da un Presbitero Moderatore, ossia un coordinatore delle varie attività.
Sintetizza il Vescovo: “Uno, il sacerdote moderatore, attiva alcuni, (confratelli, diaconi, religiosi/e e laici già impegnati nelle Parrocchie o in associazioni, movimenti, gruppi presenti nel territorio) a servizio di tutti, vale a dire della gente che abita nel territorio , nelle quali si possono attivare ministerialità diverse.
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Comunità missionaria.
Si parla di comunità missionaria perché questa è la caratteristica dell’evangelizzazione, tanto più necessaria nella attuale secolarizzazione, per dar compimento ad “un gioco di squadra pastorale” che sia fermento nel territorio, ossia “per e con”, che vivono una realtà culturale, sociale, religiosa e istituzionale –non solo e primariamente geografica- con tratti di storia simili o assimilabili.
Le unità pastorali –conclude il Vescovo- non sono una massiccia operazione di ingegneria pastorale, puramente tecnica e strategica, né mirano a costituire nel tempo una “grande Parrocchia” che assorba le piccole comunità, ma sarà una vera e propria risposta ai problemi concreti della gente, in coerenza con l’annuncio, la celebrazione e la testimonianza “della buona novella”del Signore Gesù “unico” Salvatore.
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Programma di lavoro
Il lavoro dell’equipe, illustra don Giampio, è previsto in tre riunioni: il 9 marzo, il 20 aprile e il 1° giugno, al Salone dell’Immacolata in Seminario.
La diminuzione rapida e crescente del clero ci spinge a delineare una mappa di riorganizzazione delle Parrocchie costruita partendo da una prospettiva complessiva. La modalità è di sviluppare la consapevolezza di una “comunione aperta” nella dimensione più ampia della missionarietà della Chiesa nel mondo.
I tempi di realizzazione sono: circa un anno per quelli a breve termine, due anni per il medio termine, dopo i cinque anni di sperimentazione quelli a lungo termine.
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I tre tempi.
Dopo il lavoro di circa tre mesi dell’Equipe preparatoria, si entra nell’impegno del lavoro nelle costituende Unità Pastorali con l’impegno di tutti. con la definizione dei confini territoriali, la nomina del Moderatore e la scelta dell’Equipe. Segue la programmazione degli incontri, la valorizzazione di tutte le risorse, l’esame dei progetti e la valorizzazione dei Consigli Pastorali. A medio termine, i criteri per rendere più efficiente ogni comunità, specificando bene chi fa, che cosa e come lo fa. A lungo termine, rendere operativi gli animatori di comunità, dare a tutti i laici l’opportunità di essere effettivamente responsabili dei vari servizi già operativi o da avviare, attivare il Consiglio di Unità Pastorale avente il compito di studiare i temi e i problemi, indicare linee di azione, aiutare a fare bilanci, etc.
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Dai Vicariati all’Assemblea diocesana.
Ruolo propulsore è affidato ai Vicari Foranei per la convocazione dei rappresentanti dei Consigli Pastorali e degli Affari economici, e di tutte le presenze e aggregazioni. La costituzione delle Unità Pastorali non impegna automaticamente i sacerdoti a trasferirsi in un’unica abitazione per far vita comune, bensì a trovare ed incentivare momenti comuni di preghiera, di incontro, di programmazione. L’Equipe Diocesana al termine del suo lavoro preparatorio presenterà i risultati al Consiglio Pastorale e al Consiglio Presbiterale diocesano. Dopo i pareri dei due Organismi collegiali il progetto sarà presentato ai Vicariati in un’assemblea aperta non solo ai membri del Consiglio Pastorale Vicariale, ma anche a tutti quanti desiderano parteciparvi. In una seconda assemblea il Vicario Foranei consegnerà al Vescovo una relazione scritta. Dopo il confronto vicariale il progetto complessivo sarà infine presentato ad un’Assemblea diocesana per un ulteriore approfondimento. Il Vescovo approverà il progetto, ad experimentum, per un quinquennio.
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(p.b. - © "La Vita Casalese")

Il decreto di istituzione e nomina dell'Equipe per le Unità Pastorali

ALCESTE CATELLA
VESCOVO DI CASALE MONFERRATO

Cinquant’anni or sono, il Beato Papa Giovanni XXIII annunciava il Concilio Ecumenico Vaticano II. Tra i doni più preziosi che dall'evento conciliare abbiamo ricevuto vi è la Costituzione "Lumen Gentium" che individua le fondamentali dimensioni della Chiesa nella comunione, nella ministerialità, nella missionarietà.
Le profonde trasformazioni in atto, la sproporzione tra numero dei sacerdoti e numero delle parrocchie, in particolare la situazione delle piccole parrocchie, inducono a prendere in esame la possibilità di dar vita alle "Unità Pastorali", sia per esprimere meglio il volto della Chiesa "comunione", sia per una nuova strategia pastorale, al fine di valorizzare la collaborazione tra comunità, la corresponsabilità laicale, l'integrazione fra carismi e ministeri.
Allo scopo di avviare il cammino verso le "Unità Pastorali" intese come "una pluralità di comunità parrocchiali che camminano pastoralmente in modo unitario",

col presente decreto
ISTITUISCO
l'Équipe Diocesana per le Unità Pastorali e
NOMINO
membri di detta Equipe:

  1. il Rev.do can. mons. Antonio Gennaro, Vicario Generale e Coordinatore Area 3

  2. il Rev.do can. Eugenio Portalupi, Coordinatore Area 1 e Delegato Vescovile per la promozione del laicato

  3. il Rev.do can. mons. Francesco Mancinelli, Coordinatore Area 2 e Delegato Vescovile per i Diaconi permanenti, gli Assistenti pastorali ed i Ministri straordinari della Santa Comunione

  4. il Rev.do don Leonardo Modica, Coordinatore Area 4

  5. il Rev.do can. Paolo Busto, Coordinatore Area 5 e Responsabile delle comunicazioni sociali

  6. il Rev.do don Giampaolo Cassano, Delegato Vescovi1e per l'ecumenismo ed il dialogo interreligioso e Vicario Foraneo

  7. il Rev.do can. Mario Acuto, Delegato Vescovile per il clero

  8. il Rev.do don Giampio Devasini, Delegato Vescovile per la pastorale e per gli IVC e le SVA

  9. il Rev.do don Renato Dalla Costa, Delegato Vescovile per la tutela dei Beni culturali e l'arte sacra ed Incaricato per la nuova edilizia di culto

  10. il Rev.do don Pietro Strano, Vicario Foraneo

  11. il Rev.do don Mario Fomaro, Vicario Foraneo

  12. il Rev.do don Franco Deambrogio, Vicario Foraneo

  13. il Rev.do don Germano Rota, Vicario Foraneo

  14. il Rev.do don Angelo Francia, Vicario Foraneo

  15. il Rev.do don Mario Devecchi, Vicario Foraneo

  16. il Rev.do don Corrado Cotti, Vicario Foraneo

  17. il Rev.do can. Franco Josi, Vicario Foraneo

  18. il Rev.do don Carlo Baudino, Direttore dell'Ufficio catechistico e per
    l'insegnamento della religione cattolica

  19. il Rev.do don Marco Pivetta, Responsabile della pastorale giovanile e scolastica

  20. il Rev.do don Giorgio Bertola, Direttore dell'Ufficio missionario.
Il compito di questo organismo - che sarà presieduto dal Delegato Vescovile per la Pastorale don Giampio Devasini - è di studiare e seguire la formazione e lo sviluppo delle Unità Pastorali.

+ Alceste Catella – vescovo

Casale Monferrato, 25 gennaio 2009 – Festa della Conversione di S. Paolo – 50° anniversario dell’annuncio del Concilio Ecumenico Vaticano II

Il Cancelliere Vescovile
d. Davide Mussone

 
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